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Quando l’esofago si “costruisce” in laboratorio: la sfida della medicina rigenerativa

Un nuovo studio mostra che tessuti esofagei creati in vitro possono ripristinare la deglutizione, aprendo la strada a trattamenti meno invasivi


Esofagi bioingegnerizzati ottenuti da cellule staminali e impiantati con successo nei maiali: è il risultato di uno studio che apre nuove prospettive per la medicina rigenerativa. Dopo il trapianto, gli animali hanno recuperato la capacità di deglutire e alimentarsi normalmente, suggerendo che in futuro strutture simili potrebbero essere utilizzate anche nell’uomo per trattare tumori e altre patologie dell’esofago.

Il lavoro è guidato da Paolo De Coppi, ricercatore all’University College di Londra, il cui team è impegnato nello sviluppo di tecniche meno invasive per i bambini affetti da atresia esofagea a lungo tratto, una grave malformazione congenita. Oggi le opzioni terapeutiche sono complesse e invasive: si va dalla risalita dello stomaco fino al collo per collegarlo alla gola, fino al trapianto di un segmento di colon per ricostruire il tratto mancante.

La nuova ricerca, pubblicata su Nature Biotechnology, rappresenta un passo avanti rispetto ai precedenti esperimenti del gruppo, che aveva già testato approcci simili su roditori e conigli. Questa volta gli scienziati hanno utilizzato il modello suino, ritenuto più vicino all’uomo per dimensioni e caratteristiche fisiologiche, impiantando segmenti di esofago coltivati in laboratorio.

I risultati sono incoraggianti. Come sottolinea Andrew Barbour, chirurgo accademico del Frazer Institute dell’Università del Queensland, la capacità di ottenere un esofago completo e funzionale è particolarmente significativa. Sebbene gli innesti abbiano inizialmente sviluppato tessuto cicatriziale, con conseguenti difficoltà nella deglutizione, il problema si è progressivamente attenuato nel tempo, rafforzando le prospettive di applicazione clinica.

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