Nature Vive

La Galleria Angelica di Roma ospita, dal 23 aprile al 4 maggio 2024, la personale dell’artista Letizia Cavallo dal titolo “Nature Vive”.

Trentanove opere, tra disegni e dipinti, dedicate al mondo delle piante e della natura, nelle quali l’artista mette in serie visiva e ideale i portati di una ricerca che da un lato è artistica e pittorica, dall’altro dipana i percorsi di un contatto costante e diretto con il reale. Anche solo il titolo di questa mostra dà un’indicazione inequivoca sull’intenzionalità con cui Letizia Cavallo piloti la percezione visiva in un contesto più ampio di riflessione artistica e culturale.

“Naturevive” pone infatti un accento acuminato sulla distanza di queste rappresentazioni dai cliché (delle “nature morte” ovviamente, ma anche delle illustrazioni naturalistiche, degli ornati calligrafici e decorativi), ma soprattutto provoca una sorta di piccolo inciampo logico ed emotivo perché ci si soffermi con attenzione allo spettacolo di linee, forme, colori che si offre nell’esser vivo di un fiore, nell’esser rigogliosa di una pianta. Tutt’altro che essere una galleria di singoli soggetti, l’uno distaccato e autonomo dall’altro, l’esposizione si costruisce come un insieme concertato di passaggi e gradi, di richiami e percorrenze, dove ogni elemento prende parte di un eden fantastico e al tempo stesso effettivo, immaginario e nondimeno reale, realissimo.

Ancora una volta, “vivo”. Così, di essenza in essenza, di profusione in profusione, si colma la rappresentazione unitaria di quest’eden immaginifico, luogo e spazio di una natura sublimata, e per ciò stesso inibita all’invadenza dell’uomo. Si esplicita in alcune tele, punto focale della mostra, in cui la vegetazione florida e lussureggiante fa da ambito per una presenza sfuggente, la figura femminile eterea e indistinta che incarna l’essenza vitale, e al tempo stesso la purezza fragile, recondita ed evanescente della natura. Lo sguardo dell’osservatore, lo sguardo dell’uomo, varca la soglia di un’intimità insondabile e bastevole a sé, ignota ma anche, fin troppo, ignorata; rischia perciò di essere uno sguardo doppiamente profanatore, sia nell’atto di violare tale intimità, sia nella protervia con cui se ne disinteressa.